Friday, July 1, 2022
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Il signor Lanzetti (una storia per imparare “ci” e “ne”) – Intermedio #33 – Podcast Italiano


 Il signor Fabrizio Lanzetti faceva di professione il capotreno. Il capotreno è colui che lavora su un treno e si occupa di diverse mansioni. A volte oltre al Capotreno c’è anche il controllore, la persona che controlla i biglietti su un treno. Normalmente però nei treni regionali, dove lavorava di solito Lanzetti, il Capotreno ricopre entrambe le funzioni. È una professione molto importante, perché sul treno ci viaggiano tante persone e non tutte le persone che ci salgono sono provviste di biglietto. Il lavoro di Lanzetti, tra le altre cose, prevedeva che perlustrasse tutto il treno da cima a fondo e chiedesse il biglietto a tutte le persone che ci salivano. Quel bel giorno di primavera il treno su cui Lanzetti era di turno ci avrebbe messo un’ora e dieci minuti per arrivare a destinazione. Lanzetti doveva fare la sua perlustrazione del treno tre volte durante il viaggio e andare a chiedere alle persone a cui non lo aveva ancora chiesto di mostrargli il biglietto. Ci metteva di solito 15 minuti a percorrere tutto il treno, nel migliore dei casi, ovvero quando ce l’avevano tutti, se no ce ne volevano anche di più. Di persone che salgono senza biglietto ce ne sono, più spesso di quanto si potrebbe immaginare. Arrivato al terzo vagone  arrivò da un signore anziano vestito di tutto punto, con giacca e cravatta elegantissime. Gli chiese il biglietto.

– Il biglietto, per favore.

L’uomo sembrava totalmente addormentato. A volte succedeva che qualche passeggero dormisse quando Lanzetti passava a chiedere i biglietti. Allora ripetè, a voce più alta:

– Il biglietto, per favore.

Nessuna risposta dall’uomo, che continuava a dormire con la bocca aperta. Lanzetti pensò: “Forse non ci sente… magari è
sordo…”. Si schiarì la voce.

– Ahem. Signore! Il biglietto, per favore!

Ma l’uomo non voleva saperne di svegliarsi e continuava a dormire, addirittura russando. Lanzetti pensò: “Magari sta facendo finta. Magari è una tattica, semplicemente non ha il biglietto”. Sapeva di doverlo svegliare. Non ne aveva molta voglia e in generale non era mai contento di dover affrontare individui come il signore addormentato.  Preferiva di gran lunga
quando la sua perlustrazione filava liscia. Ma c’era abituato: di persone strane Lanzetti ne aveva viste tante, nella sua lunga carriera da capotreno. Perché in fin dei conti il treno, soprattutto regionale, è un mezzo abbastanza democratico, ci vanno tutti: ingegneri, studenti, disoccupati, vecchi, giovani. E spesso capitava che ci salissero persone strane. Lanzetti nel corso degli anni aveva sviluppato un intuito per le situazioni problematiche: sapeva in anticipo quando avrebbe dovuto litigare con le persone che non ne volevano proprio sapere di pagare la multa. Non amava litigarci, ma era il suo mestiere. I suoi superiori erano
stati chiari: “D’ora in poi niente più eccezioni! Chi non ha il biglietto deve pagare la multa e scendersene dal treno!”. Lanzetti quindi doveva fare l’arrabbiato, doveva insistere e nel caso fare la multa. Non poteva accettare scuse del tipo “Ce l’ho, l’abbonamento, solo che l’ho dimenticato a casa…”. O a volte giustificazioni assurde come: “Controllore, ce l’ho l’abbonamento, ma me l’ha mangiato il cane…” Ne sentiva spesso, di scuse strane, ci aveva fatto l’abitudine nel corso degli anni.
L’uomo continuava a dormire, così Lanzetti decise di toccarlo sulla spalla per svegliarlo. Nessuna reazione. Lanzetti lo toccò con maggiore forza. L’uomo aprì gli occhi, sembrava intorpidito. Disse con voce ancora addormentata:

         Ma chi sei? Perché mi hai svegliato? Stavo facendo un risposino. – disse con un accento romano abbastanza marcato.

Lanzetti era confuso. – Signore, sono il capotreno. Mi serve il suo biglietto.

         Eh, il biglietto… avercelo, il biglietto… il biglietto non ce l’ho. senti, lasciami, dormire, stavo facendo un bel sogno e vorrei finirlo. Che ne dici?

   Prego? – rispose sempre più confuso Lanzetti, che ci capiva poco.

         Grazie per la visita, ora se non ti dispiace puoi andartene. Fammi riprendere il sogno che stavo facendo– disse e chiuse gli occhi come per rimettersi a dormire.

Lanzetti non ci poteva credere. Ma chi era quel pazzo? Nella sua carriera ne aveva viste delle bellema questa aveva dell’incredibile.

 

         Signore, dormirà a casa quando ci arriverà, ora è su un treno, io sono il controllore, mi deve mostrare il biglietto. Il signore iniziò a russareLanzetti non ci poteva proprio credere.

– Signore! – urlò. Tutto il vagone tacque per seguire ciò che stava accadendo. 

– Oh, ma non te sei ancora ancora andato? Ma che vuoi dalla mia vita? Non ho capito – rispose l’uomo, che sembrava infastidito. – Ce l’hai con me? Che ti  ho fatto? Sto cercando di dormire e non mi lasci. Ma non si può nemmeno più dormire?

 

  Se voleva dormire poteva restarsene a casa. Ora mi dia il biglietto, se no mi vedo costretto a farle la multa.

         E fammi sta multa, se proprio vuoi… tanto me ne frego.
– disse l’uomo, quasi rassegnato.

         Prego? – ripetè Lanzetti sempre più basito.

         Me ne frego. Me ne infischio.
Sai quante multe ricevo? Mai pagata nemmeno una. Ora lasciami in pace e non ci provà a svegliarmi un’altra volta. Stavo  a sognà di cantare sul palco del festival di Sanremo e mi hai interrotto il sogno.

         Ma lei come osa? Come si permette?! – Lanzetti
non credeva a tanta insolenza. – Va bene, allora mi dica nome, cognome, indirizzo, data di nascita e le facciamo una multa.- ma Lanzetti fa interrotto da un forte grugnito. L’uomo si era messo di nuovo  a russare! “Figuriamoci, c’era da aspettarselo” pensò
Lanzetti, che si era ritrovato improvvisamente in una delle situazioni più strane della sua carriera e non sapeva come uscirne. Tanti in passato non volevano pagare il biglietto, ma nessuno si era mai messo a dormire impunemente di fronte ai suoi occhi. “Che poi, chi diamine russa così? Chiaramente sta fingendo”.

         Signore, sa che sta facendo interruzione di pubblico servizio? È un reato penale! Se ne rende conto? –
l’uomo non ne voleva sapere e proseguiva a dormire, o a fare finta di dormire. D’altronde, come ci si può addormentare così in fretta? – Alla prossima stazione verrà accompagnato fuori dal treno da un agente di polizia. Non faccia resistenza. In quei casi Lanzetti doveva chiamare la stazione e avvisare di ciò che stava accadendo sul treno. La polizia sarebbe salita e si sarebbe portata via l’uomo. Lanzetti chiamò in stazione e avvisò di quanto stava accadendo. Dalla stazione risposero che avrebbero mandato un agente. Il treno giunse in stazione 10 minuti dopo. Lanzetti chiese agli altri passeggeri sul vagone:

– Non è che potete, per favore, controllare che non se ne vada via? Ci manca ancora che se ne scappi via. Torno subito, ci metto un secondo.

Lanzetti scese dal treno. Gli venne incontro l’agente di polizia, il suo amico Salvatore, che gli chiese:

– Uè Fabbrì. Ma che è successo, ‘sta volta? Uno che non paga?

– Non solo uno che non paga, ma addirittura si mette a dormire quando gli dico di farlo!

– Ma veramente?

– Vacci a parlare tu, provaci tu… con me non ne vuole sapere. Anzi, buttalo fuori dal treno direttamente! – Lanzetti era evidentemente su tutte le furie.

– Vabbè dai, andiamo a vedere, va… – disse il poliziotto,
con aria di rassegnazione.

Giunti al vagone del signore anziano il volto del poliziotto
si illuminò:
– Professore! Ma che ci fa qua?
Lanzetti non ci capiva nulla. I due si conoscevano? L’uomo riaprì gli occhi e riconobbe l’agente di polizia:

– Oh, Salvatore! Come stai? Che bella sorpresa. Stavo facendo un pisolino, ma mi fa piacere che sei venuto a trovarmi. Come sta tua figlia?

         Bene, bene – rispose l’agente – Mariuccia ha
iniziato le medie, sta crescendo troppo veloce, da non crederci. –
Poi si rivolse a Lanzetti: – Scusami Fabbrì, questo è il mio ex-professore di italiano del liceo! Ma ci pensi? Che casualità! Non ci vedevamo da un sacco di tempo! – e riprese a parlare al signore anziano: –  Mi sembra ieri che la tenevo in braccio,
Mariuccia! E lei? Che mi racconta? Insegna ancora alla scuola? O è in pensione?

         No, ci mancherebbe ancora, grazie al cielo sono in pensione. Non ce la facevo più a insegnare, sono troppo anziano. Dovremmo vederci per un bel caffè, che ne dici? Così mi racconti tutto.

         E come no! Quando vuole organizziamo e ci prendiamo un bel caffè.

A Lanzetti la situazione sembrava 
surreale. Anche  il poliziotto era uscito di testa e si era messo a fare quattro chiacchiere con il vecchio! Palesemente irritato, si rivolse all’amico:

– Salvatore, ma che fai?! Guarda che questo è l’uomo che non paga il biglietto!

– E vabbè, Fabbrì, però non lo vedevo da un po’. Fammi
ci fare due chiacchiere, dai… lo adoravo quando andavo a scuola, era il mio professore preferito! 

Lanzetti non ne poteva più sapere.

– Ma siete impazziti tutti?! Vi è dato di volta il cervello?! Ma che è sto 
salottino?! Questo è un treno che deve ripartire! Siamo già in ritardo! Salvatore, ma che fai? Questo tizio si rifiutava di pagare fino a due secondi fa, si metteva a dormire al posto di parlarmi! Ma te ne rendi conto? E tu ci fai salotto? Col treno fermo in stazione? Stiamo bloccando tutto il traffico ferroviario! Improvvisamente da dietro la porta uscì un uomo dai capelli ricci e biondi. Era Giovanni, collega di Lanzetti, anche lui capotreno, ma che non doveva essere su quel treno in quel momento. Aveva filmato tutta la scena con una videocamera. Esclamò: 

 – Auguri Fabrizio! Ci sei cascato! 

Tutto il vagone inizò ad applaudirlo ed acclamarlo. 

– Ci sono cascato? Ma che sta succedendo?! Auguri di che?! Ma siete impazziti?!

Giovanni gli disse, continuando a filmare:

– Ma come, Fabrizio! Non ricordi? Quanti
ne abbiamo oggi? Su, pensaci.

 

– Oggi è il… 12 marzo.

– 12 marzo.. e? Non ti dice niente, questa
data? Fabrizio! Dodici marzo! Lanzetti si rese conto. Il 12 marzo, trent’anni prima, aveva iniziato a fare quel lavoro.

         Trent’anni di lavoro! – sovvenne a Lanzetti.

         Bravo, ci sei arrivato! Un
applauso a Fabrizio, trent’anni di onorata carriera!
E di nuovo tutto il vagone prese ad applaudire.

         Complimenti, Fabbrì! – disse l’agente, singhiozzando
e abbracciando Lanzetti. “Trent’anni, te ne rendi conto? Io prima che ci arrivo a trent’anni di carriera ce ne vuole

         Grazie, ragazzi, non me l’aspettavo proprio… non
ho parole…  però il treno è fermo! Siamo
fermi in stazione! Dobbiamo ripartire subito! Se no non ci arrivo
nemmeno alla fine di questo viaggio, mi licenziano prima!

         E rilassati, Fabbrì, non hai mai sgarrato in
trent’anni! Sei un dipendente modello. Che vuoi che succeda se per una volta fai arrabbiare i capi… – lo rassicurò Giovanni.

Lanzetti scese dal treno e fischiò, indicando al conducente che si poteva ripartire. Lanzetti però voleva sapere:

– E dunque lui chi è? – indicando il signore anziano.

         Non lo riconosci? – disse Giovanni, poi
rivolgendosi al signore anziano: – Glielo dica lei!

         Buongiorno, sono Michele Carli, non sono
l’ex-professore pazzo del suo amico. Sono l’amministratore delegato di Trenitalia. Sono venuto da Roma apposta per vederla e festeggiare con lei i suoi trent’anni di carriera. Ho sentito parlare molto bene di lei, signor Lanzetti. Mi hanno convinto a fare questa scenetta ridicola sul treno, i suoi amici. Le confesso, non è stato facile, non sono il tipo da fare questo cose Però oggi ho fatto un’eccezione per lei. So che sono stato un po’ impudente, non me ne voglia, interpretavo una parte. Lei si è dimostrato anche in questa occasione l’impiegato modello che è stato in questi trent’anni. A proposito, sono venuto a portarle questa. – Tirò fuori dallo zaino una targhetta d’oro, con il simbolo di Trenitalia, con su scritto: “A Fabrizio Lanzetti, per trent’anni di onorata carriera in Trenitalia. Michele Carli, amministratore delegato”.

         Sono… non so che dire! – balbettò Lanzetti. – La
ringrazio! – sembrando un po’ commosso.

– La ringraziamo tutti noi per il suo lavoro questi trent’anni. Ah, a
proposito, dopo parliamo di un aumento dello stipendio. Se lo merita. – disse Michele Carli, che si era trasformato in una persona molto più seria e formale, completamente diversa rispetto al signore anziano insolente e un po’ stordito che interpretava fino a un attimo prima.

Tutti e quattro, Lanzetti, Michele 
Carli, Salvatore e Giovanni, arrivarono al capolinea, dove li stava aspettando un gruppo di ferrovieri, impiegati dei treni, che gli avevano preparato una festicciola. Festeggiarono insieme giovani e anziani, brindarono alla carriera di Lanzetti, ancora incredulo. Era venuto l’amministratore delegato da Roma, apposta per lui! Pensò: “Il duro lavoro paga”. Inutile dire che fu il giorno più bello della sua lunga e onorata carriera da capotreno.

Ascolta l’analisi super dettagliata dell’episodio sul Podcast Italiano Club

 

 



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